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Perchè voto Valerio Marinelli a segretario provinciale del PD di Perugia

Ho conosciuto Valerio Marinelli nel 2009, in occasione del congresso del Partito Democratico.
In una calda serata di inizio luglio, alla Festa dell’Unità di Roma, avevo assistito alla presentazione della candidatura di Ignazio Marino a segretario nazionale; ero rimasto colpito dalle sue parole, dall’entusiasmo che riusciva a comunicare, dalla passione che poneva nel descrivere la sua idea di partito: apertura reale alla società, pieno coinvolgimento degli iscritti e dei sostenitori nelle decisioni attraverso i circoli, riaffermazione dell’etica della politica e nella politica. Immediatamente decisi che al congresso avrei sostenuto la sua mozione.
Tornato a Perugia, cominciai a cercare di mettermi in contatto con quelli che avevano fatto la stessa scelta, e così incontrai Valerio; pochi giorni dopo vi fu una delle primissime riunioni della mozione Marino in Umbria, nella sede del PD regionale che allora era a via Cavour.
Tante persone, giovani e meno giovani, tutti freschi ed entusiasti; ne conoscevo pochi, essendo entrato nel partito solo da un anno e mezzo. Si capiva che tra molti di loro c’era un affiatamento e un’amicizia consolidati nel tempo: erano le ragazze e i ragazzi della Sinistra Giovanile, di cui Valerio era stato Segretario Regionale, prima di approdare nel direttivo nazionale della stessa SG. Altri mostravano una esperienza del partito che veniva da anni e anni di militanza nei partiti di centrosinistra. Altri, infine, erano chiaramente persone appassionate alla politica, ma che non erano mai state iscritte prima di allora a un partito politico.
Era un gruppo eterogeneo, in cui erano presenti i più diversi richiami ideali e politici: comunista, cristiano, socialista, verde, radicale, e le più diverse sensibilità personali, dalla più esperta e consapevole dei meccanismi della politica alla più insofferente verso la rigidità burocratica che a volte caratterizza l’agire di un partito.
Cominciò una lunghissima serie di riunioni, che servirono a formare e a cementare un gruppo inizialmente tanto disomogeneo; la capacità di guida di Valerio emerse subito, e fu soltanto grazie alle sue doti politiche e umane, alla sua tenacia nel condurre discussioni a volte estenuanti per la difficoltà di conciliare posizioni spesso diverse, ma sempre con un profondo rispetto per ogni persona e con l’abilità di riuscire a smussare le contrapposizioni più aspre per raggiungere un obiettivo comune e a quel punto condiviso, che ne uscì una mozione coesa e compatta, che riuscì a raggiungere l’obiettivo di superare la soglia interna al partito per poi raccogliere alle primarie del 25 ottobre una percentuale di voti largamente superiore alle aspettative.
Successivamente la mozione si sciolse, come dovrebbe accadere normalmente, senza lasciare lo strascico di correnti variamente configurate come purtroppo spesso avviene; alcuni continuarono a fare politica nel Pd, alcuni lasciarono il Pd per affrontare con altri partiti nuove avventure, per qualcuno l’esperienza politica fini con il congresso.
Valerio Marinelli divenne il coordinatore dei Dipartimenti regionali del Pd dell’Umbria, e per quanto mi riguarda al percorso politico si affiancò anche un comune percorso reale, fatto di chilometri macinati correndo con ogni tempo, spesso prima del sorgere del sole. Nelle lunghe ore passate nella corsa si discute per la maggior parte del tempo di politica; in quelle conversazioni, di Valerio ho sempre più ammirato la cultura, la lucidità di analisi, la capacità di vedere lungo nell’immaginare un futuro bello per il Pd, per l’Umbria, per l’Italia.
Ammiro la sua perseveranza nel voler fare politica restando fedele ai suoi principi e mantenendo la sua indipendenza da qualunque gruppo di potere, unendo allo stesso tempo la capacità di colloquiare con tutti, in base al principio che in politica per vincere bisogna essere uniti.
Per riassumere, le qualità che per me fanno di Valerio Marinelli il segretario ideale sono l’esperienza politica unita alla giovane età, la profondità di analisi, la chiarezza di idee sul progetto del futuro, la cultura vasta, la capacità di guidare un gruppo rispettando ogni diversa sensibilità ma allo steso tempo incanalando il lavoro del gruppo verso un obiettivo condiviso, l’indipendenza dai potenti e dai potentati, e anche il suo essere in grado, quando accade – a dire la verità raramente – di dire “ho sbagliato”, dote a dir poco sconosciuta da politici di ogni livello.

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