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Il “Movimento 9 dicembre” a Perugia e il PD

Ieri sera mi sono trovato a dover gestire, assieme a Renato Locchi, l’occupazione della sede PD di Perugia da parte del Movimento 9 dicembre, (d’ora in poi per brevità “Forconi”); abbiamo avuto un confronto direi acceso ma civile, che è durato un paio d’ore, al termine del quale hanno lasciato pacificamente la sede. Questo non è un resoconto, né un’analisi sul movimento dei Forconi, ma solo una serie di flash sui quei momenti.
I modi. Andare a occupare una sala di un partito probabilmente non rientra tra le regole del galateo, ma da che mondo è mondo, se uno vuole protestare non lo può fare in silenzio e senza disturbare, altrimenti è meglio che stia a casa…
Le persone. Le dividerei sommariamente in tre gruppi; il primo è quello fatto da alcuni, direi piuttosto preparati, sensibili al ribellismo sempre e comunque. Una seconda componente direi che è costituita di persone che fino all’avvento della crisi potevano essere considerate appartenenti al ceto medio, che da tale condizione sono state espulse, e che desiderano recuperare il ruolo sociale ed economico che possedevano, e con esso certezze, abitudini, possibilità. Questa componente è probabilmente globalmente maggioritaria nel movimento dei Forconi, ma mi è sembrato che fosse piccola nella platea degli occupanti di ieri sera. Ma la grande maggioranza erano giovani, arrabbiati per la precarietà del presente, spaventati dall’incertezza del futuro, impauriti dalla mancanza di speranza.
Le domande. Sono state sostanzialmente tre. 1) Dopo la dichiarata incostituzionalità del Porcellum, perché il PD insiste a promuovere leggi elettorali come il doppio turno, che con la pretesa di garantire la governabilità tolgono una equa rappresentanza a tutti quei cittadini che non si riconoscono nei partiti di governo. 2) Perché il PD ha appoggiato il governo Monti e continua ad appoggiare quello delle larghe intese, che sono visti come succubi ed esecutori dei diktat dell’Unione Europea, percepita come la principale responsabile delle politiche di austerità responsabili della crisi. 3) Infine perché la politica non riesce a trovare soluzioni ai drammi delle persone causati dalla crisi economica.
Il tutto condito da una serie di contestazioni sui costi e sui privilegi della politica, sul livello di stipendi e pensioni nella pubblica amministrazione visti come oltraggiosi nel momento in cui vengono ridotte pensioni anche medio-basse.
Come ci rapportiamo al movimento dei Forconi?
Lasciando stare il primo gruppo, con cui probabilmente si riesce ad avere un dibattito di buona qualità, ma col quale difficilmente sarà possibile arrivare a una sintesi, la seconda componente, che protesta direi per reazione, potrebbe anche essere quella più sensibile al richiamo della destra. Ma è la terza componente quella che più attira la mia attenzione.
Sono persone con bisogni essenziali: la paura per un futuro di cui non riescono a vedere non dico i dettagli, ma neanche i contorni, un lavoro che li garantisca che non si troverà, l’impossibilità di costruire una famiglia, della pensione non parliamone nemmeno. A queste persone, a questi giovani noi dobbiamo ascolto e risposte. Dobbiamo riuscire a cogliere questi problemi, farcene carico e trovare una via d’uscita; separando i problemi reali dal ribellismo fine a se stesso e dai populismi con altri fini, e facendocene carico, riusciremo a far scoppiare anche le tante contraddizioni che esistono dentro quel movimento.
Sapendo che se non saremo noi in grado di dare questo (ma allora che ci stiamo a fare, se non sappiamo prenderci carico dei più deboli?) allora sì attecchiranno le risposte che arriveranno loro da chi si rivolge alla pancia.

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