image

Il mio contributo per il gruppo di lavoro “Saperi” alla conferenza programmatica del PD di Perugia

“I tempi cambiano; e dobbiamo cambiare anche noi.”
F. Pienaar in “Invictus

In “Invictus”, film su Nelson Mandela, François Pienaar (capitano della nazionale sudafricana di rugby) si rivolge con queste parole ai suoi compagni di squadra, alquanto dubbiosi sul ruolo di riconciliazione nel Sudafrica che Mandela aveva assegnato ai “Bokke”.

Anche nel caso di Perugia, pur nelle dovute differenze, si deve pensare di riconciliare il PD con la città, con i cittadini che non andando a votare al ballottaggio hanno determinato la sconfitta dell’amministrazione uscente. Non è questa la sede per ripetere l’analisi della sconfitta elettorale, ma è del tutto evidente che si è rivelata una cesura tra gli amministratori e la cittadinanza; e segue in modo immediato che colmare quel distacco richiede di cambiare.

Quando si amministra una città, nella attuale fase politica, risalta maggiormente il ruolo degli amministratori rispetto a quello del partito; nel momento in cui si è all’opposizione i ruoli si invertono, ed è compito del partito riprendere il dialogo con i cittadini ed elaborare un progetto che sia convincente ed apra la strada a una futura proposta elettorale di successo.

Quindi è compito del partito riaprire la strada a una nuova connessione ideale con la città, rivendicando con orgoglio tutto ciò che di positivo è stato realizzato negli anni precedenti, ma anche con la consapevolezza che i tempi cambiano, le esigenze della città e dei cittadini si evolvono, ed è indispensabile proporre un patto che sia rivolto al futuro; dobbiamo pensare adesso che la proposta che rivolgeremo a Perugia dovrà essere fatta nel 2019, ma dovrà essere rivolta ai cinque anni successivi. Prendere la data del 2019 non più come il punto di arrivo di un percorso, come è stato sino ad ora nella prospettiva di PerugiaAssisi2019, ma come il punto di partenza per la Perugia del domani.

Un orizzonte temporale così ampio impone non di avere un programma già definito, ma di proporre l’idea di cosa dovrà essere la Perugia del futuro; una Perugia in cui i saperi dovranno giocare un ruolo centrale.

PerugiaAssisi2019, partecipare alla competizione per la capitale europea della cultura, entrare nella short list, è stato un importante momento di elaborazione di un progetto culturale che, nonostante non sia stato premiato nella fase finale, va per quanto possibile realizzato e valorizzato. Ma l’orizzonte temporale che ci si pone di fronte richiede in modo assoluto che si debba guardare oltre.

Quale è l’impronta della cultura per Perugia che vogliamo dare nei prossimi dieci anni, quindi, questo è il tema. La formazione deve tornare ad essere centrale per la piena realizzazione dei cittadini del domani, e perciò bisogna pensare a un modello che fonda l’istruzione scolastica, le Università, Accademia, Conservatorio, centri di alta formazione e progetti culturali in modo sinergico. Non una città dedita a pochi eventi di grande richiamo (EC, UJ, IJF etc), staccati dal contesto , ma un’idea portante di una Perugia (e di una Umbria) intelligente, in cui ogni componente è parte integrante di un sistema unico, con l’idea di una città e di una regione del buon vivere in cui anche gli eventi di grande richiamo, da conservare per il valore di attrazione che sicuramente rivestono, siano parte di una offerta omogenea.

Bisogna richiedere alle Università di ritornare ad essere, Studium e Stranieri, i centri di attrazione che furono in passato. In cambio la città deve mettere in campo tutte le iniziative che favoriscano la vivibilità e il benessere degli studenti che si vogliono ri-attrarre: l’accoglienza basata su abitazioni dignitose e a prezzi congrui, luoghi di studio, di accrescimento culturale extra universitario e luoghi di divertimento, servizi e trasporti che favoriscano la mobilità diurna e notturna degli studenti.

La scuola è già attualmente, oltre al primario luogo di formazione dei cittadini del futuro, un fondamentale centro di integrazione. Il partito deve anche in questo caso interrogarsi su quale sia il migliore modo con cui la città può accompagnare questa duplice funzione, non rinunciando a chiedere alla dirigenza scolastica di assolvere ai suoi compiti con la massima efficacia.

Elaborare una prospettica culturale per una Perugia proiettata nel futuro non è compito che possa essere svolto solo dal PD, non soltanto per la marcata disaffezione di tanti settori della società verso i partiti, ma perché per arrivarvi è indispensabile l’apporto di tutte le migliori intelligenze, competenze e capacità immaginative che la città può mettere in campo.

Quello che in questa fase ci viene richiesto, quindi, non è l’elaborazione di un progetto chiuso e definito, ma l’impostazione di un modello di lavoro partecipativo, che richieda il contributo di tutte le migliori competenze diffuse; un modello di lavoro da condividere con tutte la persone che si riconoscono nell’ideale di una società inclusiva, solidale, che si rivolga con speranza e fiducia al futuro, che abbia a cuore il benessere spirituale, oltre che materiale, dei suoi cittadini. Un modello di lavoro in cui il partito sia capace, senza preclusioni e senza l’arroganza di arroccarsi su un passato ormai consunto, di raccogliere le migliori proposte e includere le migliori persone per elaborare l’idea di cosa vogliamo per la Perugia che sarà da qui a dieci anni.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>